Romanzi

Giovanni Buzi (1984)


Sangue, garofano e cannella

Romanzo scritto assieme con Cinzia Pierangelini, Arduino Sacco Editore, 2011

Amalgamando sapientemente verità e invenzione, proprio come in un’ottima ricetta, gli autori del romanzo di fantasia Sangue Garofano e Cannella tornano a puntare i riflettori su una delle vicende criminose che più hanno scosso l’Italia degli anni ’40: gli efferati delitti di Leonarda Cianciulli, detta La saponificatrice di Correggio. Accostando gli articoli, la biografia e le testimonianze reali, e di pubblico dominio, a personaggi e dialoghi di fantasia e a un ‘sentire’ immaginario dell’assassina, scritto in prima persona, questo libro intende continuare a scavare nel Male in cerca delle sue, spesso, incomprensibili origini.

In copertina un quadro di Giovanni Buzi, Angelo Avvoltoio, 2005.

Link con l'editore

Recensione di Susanna Trossero (Graphomania)

Recensione di Angela Mendolia (Centonove, 2 dicembre 2011)

Intervista di Cinzia Pierangelini sul romanzo


La Signora dalla Maschera d'Oro, Edizioni Il Foglio, 2009


"Una gelida notte di inizio anno sui boschi remoti dell'Etruria meridionale alla ricerca di un essere di sogno e incubo. Un thriller teso e buio come l'inverno, tra castelli antichi e riti arcani. Un viaggio nella sensualità oscura di un'Italia che ha perso i contorni soleggiati dell'immaginario collettivo per piombare nelle pagine della cronaca nera, nel disegno di un paese fin troppo simile a quello reale. Un romanzo che mescola giallo e sovrannaturale, noir e orrore, cosparso di divinità dimenticate, sette segrete e orrende rivelazioni. Una storia che potrebbe nascere in un campus di qualsiasi nostra università, tra chat e incontri clandestini, e che si tinge del giallo delle indagini di un'investigatrice molto particolare, del nero di efferati omicidi e di quei rossi riflessi di sensualità morbosa e sangue vivo che da sempre dipingono le storie palpitanti di Giovanni Buzi". (Gerardo Di Filippo)

Recensione di Renzo Montagnoli

Recensione di Matteo Mancini

Recensione di Irene Vanni

Recensione di Gelostellato (Scheletri)

Recensione di Davide Longoni

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"Uragano", Delos Books, 2008

Questo romanzo, ambientato a Bruxelles nella prima parte e nel Messico nella seconda, racconta la storia d'un ragazzo di 22 anni che si getta, volontariamente, nel mondo del sado-maso gay. Obbedisce a una forza che sente crescere in lui e alla quale non sa dare nome. Una forza potente che lo spinge a cercare un Master ed essere un oggetto nelle sue mani. Su una chat troverà un tipo che si presenta come un vero Dominatore. Passerà tempo prima dell'incontro, ma l'incontro ci sarà. L'apprendista schiavo dovrà riempire una "Scheda di valutazione", poi firmare un "Contratto di schiavitù", entrambi sono "veri" documenti, in quanto si tratta di materiale che l'autore ha dovuto, non facilmente, procurarsi. Documenti che sono stati soltanto leggermente modificati ai fini della finzione letteraria. Il rapporto schiavo-padrone andrà avanti con vari colpi di scena in cui di volta in volta saranno presentati discoteche, locali notturni hard, mercati di schiavi con i vari personaggi che vi ruotano intorno.

"Ciò che mi preme evidenziare (...), è la qualità dell’opera di Buzi: la struttura diaristica; la scrittura, intimista e sincera al punto da suonare a tratti quasi oltraggiosa, almeno per certi lettori; la tensione emotiva e la rappresentazione della psiche del protagonista sono tutti elementi che fanno sì che il lettore non riesca a staccarsi dalle pagine, davvero incandescenti, di questo romanzo. Un romanzo che offre più chiavi di lettura, a chi avrà il coraggio di avvicinarsi al libro senza pregiudizi o sterili sovrastrutture moralistiche.Il mio consiglio spassionato dunque è: mettetevi alla prova, e lasciate che le vostre convinzioni vengano sconvolte dall’Uragano di Giovanni Buzi". (Luigi Milani)

Intervista su Queer Blog

Recensione di Gelostellato (Scheletri)

Recensione di Luigi Milani (Progetto Babele)

Recensione su Gay.it: Uragano esistenziale sadomaso

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"Agnese, ancora ", Akkuaria, 2008

Agnese vive in un paese sulle pendici dei Monti Cimini. Si sposa agli inizi degli anni Sessanta e ha presto un figlio, Luca. Il romanzo è visto attraverso i suoi occhi. Gli occhi di un bambino che apprende poco a poco, come ogni altro, a conoscere il mondo. Nella cucina, sempre calda e profumata di legna che arde e buone pietanze, si riunisce di pomeriggio il gruppuscolo delle amiche di Agnese le quali, tra una sferruzzata e l’altra, passano allo scanner l’intero villaggio, comprese loro stesse. Amori clandestini, rovesci di fortuna, possibili fidanzamenti, odi eterni, colpi di fulmine, terribili scandali, amori infiniti. Ma c’è anche chi nasconde segreti in quella cucina, Agnese per prima. Ma il suo è un segreto che tutti sanno e fanno finta d’ignorare. Come tenta d’ignorare Luca, finché sarà possibile.

Recensione di Renzo Montagnoli

Recensione di Susanna Trossero


"Agnese", Tabula Fati, 2005

"Giovanni ha saputo conservare dentro di sé quelle osservazioni tipiche dei bambini e, da adulto, riesumarle per costruire, grazie a un pregevole collage, un quadro d’insieme non stereotipato, ma naturale, per non definire quasi spontaneo.
E con sapienza sa alternare pagine gioiose ad altre ben più tristi, in un filo conduttore che mai si spezza, perché sempre latente c’è il timore di perdere la madre, il che poi avverrà effettivamente, troncando bruscamente la parentesi della fanciullezza per proiettarlo, con la morte della persona cara, nella realtà degli adulti.
Lo stile è di una sobrietà esemplare, mai greve, e presenta dei veri e propri tocchi di grazia, con pagine che rasentano la poesia, tali sono quelle dove sono espressi gli stati d’animo.
Leggo, per passione, tanti romanzi; di questi, non pochi esauriscono il loro interesse non appena chiusa l’ultima pagina, mentre altri mi accorgo di averli dentro di me, compagni fedeli della mia vita e “Agnese” è fra questi". (Renzo Montagnoli).

Recensione di Renzo Montagnoli

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"Il Giardino dei Principi", Massari, 2000

"La caratteristica che ho apprezzato di più di questo libro, che scorre tra le mani con facilità ad una prima lettura, ma si riprende con gusto anche ad apertura di pagina, tanto è pieno di personaggi e di fatti raccontati con bravura, ma anche con passione ed a volte un po’ di struggimento, è che Buzi sembra sia riuscito a piegare il suo stile alle esigenze di quel che racconta. Non si prende troppo sul serio, è lieve, serrato, essenziale e spesso divertente, perché è circondato dalla folla del suo sogno, dal nonno, ai genitori, a Barberona, la vicina, che è la vera protagonista. Tanti personaggi che agli occhi del bambino dicono sempre cose serissime e a volte gravi, come quando suo padre parla del mare, e la vicina spiega che gli angeli sono colombi, non si può toccarli per non riceverne in cambio una beccata sulla mano. L’essenzialità dello stile è necessaria, perché, come in tutte le favole, vere o no, il personaggio-narratore si dilunga in digressioni, perde il filo, per poi rendersi conto che non c’è nessun filo da seguire, perché il racconto è la favola della nostra vita che più che una fine ha un continuo ricorso, cosicché anche chi ci ha lasciato è in fondo sempre con noi nel ricordo, nel bene o nel male". (Carlo Santulli)

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Recensione di Stefania Gentile

Recensione di Carlo Santulli

Recensione di Giuliana Cutore

Estratto: Come ho scoperto la pittura


"Faemines", Libreria Croce, 1999

Lasciate alle spalle le pietre bianco varechina della tomba del Milite Ignoto, fiancheggiate la ripida scalinata di Santa Maria in Aracoeli, quella ampia e lenta del Campidoglio, salutate i due leoni di marmo che sputano uno schizzo d'acqua viva, se qualche goccia vi bagna non preoccupatevi, porta fortuna! Continuate a camminare senza fretta, a Roma si cammina al ritmo delle acque stagnanti del Tevere. Osservate le facciate delle vecchie case sulla vostra destra, in fondo vedrete aprirsi una piazza stretta e lunga di segreti palazzi e una chiesa enorme con ai piedi un catino di fontana. Continuate a camminare e a guardare verso destra. Vedrete all'improvviso alzarsi i ruderi del Teatro di Marcello, massicce arcate su cui è spuntata una muffa di fragili costruzioni. Poco più giù, un resto di tempio imprigionato nelle mura d'una chiesa, sullo sfondo gli alberi maestosi che accompagnano il fiume. E l'Isola Tiberina come una nave incagliata...
Non ci avvicineremo, non è per ammirare palazzi, fontane e chiese che siamo qui. Giratevi e guardate ora alla vostra sinistra.
Non vedete niente?!...
Solo una macchia scura, gonfia e mobile come un'immensa mongolfiera?
Benissimo, è proprio lì che voglio portarvi.
Quella macchia scura è il Monte Caprino.

"Il film 'Priscilla' ha fotografato la realtà gay anglosassone di quegli anni, Giovanni Buzi ricalca a perfezione la rappresentazione della gaiezza che hanno dato tanti giovani e meno giovani a Roma" (Fabio Croce)

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